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Legionella negli impianti idrici: come prevenirla e controllarla

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Quando si parla di contaminazione microbiologica dell’acqua, batteri e virus possono avere origini, comportamenti e modalità di trattamento differenti. Abbiamo già approfondito il tema nella guida dedicata a batteri e virus nell’acqua e ai sistemi di disinfezione. La Legionella, però, merita un approfondimento specifico, perché il rischio può svilupparsi soprattutto all’interno dell’impianto, anche quando l’acqua risulta conforme al punto di consegna.

Accumuli, ricircoli non correttamente bilanciati, tubazioni poco utilizzate, biofilm, temperature favorevoli e terminali che producono aerosol possono trasformare alcune zone della rete in punti critici. Per questo la prevenzione della Legionella non può essere affidata esclusivamente a una sanificazione occasionale o a un singolo dispositivo: occorre conoscere l’impianto, individuare dove si concentra il rischio e costruire un sistema di controllo verificabile nel tempo.

Perché la Legionella è un problema particolare negli impianti idrici

La Legionella è un batterio che può trovare condizioni favorevoli alla proliferazione all’interno dei sistemi idrici artificiali. Il rischio sanitario è associato soprattutto all’inalazione di aerosol contenente acqua contaminata, come quello generato da docce, rubinetti, vasche idromassaggio e altri dispositivi.

La presenza del batterio da sola, quindi, non descrive completamente il rischio. Occorre considerare contemporaneamente:

  • le condizioni che possono favorirne la proliferazione;
  • la possibilità che l’acqua venga nebulizzata;
  • il tipo di persone potenzialmente esposte.

Questo aspetto diventa particolarmente importante in hotel, RSA, ospedali, poliambulatori, palestre, centri sportivi, residence, campeggi e grandi strutture, dove le reti possono essere estese e caratterizzate da consumi molto variabili. Acqua stagnante, temperature critiche, sedimenti, incrostazioni e biofilm possono favorire la proliferazione: il controllo deve quindi riguardare l’intero percorso dell’acqua, non soltanto il punto in cui questa entra nell’edificio.

Dove può svilupparsi la Legionella nella rete

Per comprendere realmente il rischio è utile seguire il percorso dell’acqua dalla produzione fino ai punti d’uso.

Produzione e accumulo dell’acqua calda

Bollitori, serbatoi, scambiatori e sistemi di accumulo sono tra i primi elementi da verificare. Non basta conoscere la temperatura indicata dalla sonda in centrale: un accumulo sovradimensionato rispetto ai consumi reali o caratterizzato da zone di scarsa circolazione può presentare condizioni differenti al proprio interno. La valutazione deve quindi considerare temperature effettive, presenza di depositi, volumi accumulati, possibilità di ispezione e reale ricambio dell’acqua.

Ricircolo dell’acqua calda sanitaria

In una rete correttamente progettata il ricircolo dovrebbe mantenere condizioni sufficientemente uniformi anche nei punti più lontani dalla centrale. Nella pratica possono però essere presenti colonne poco percorse, valvole non correttamente regolate, dispersioni termiche, pompe non adeguate o ampliamenti realizzati nel corso degli anni.

Per questo è importante confrontare ciò che accade alla mandata, al ritorno e nei terminali più sfavoriti. Una temperatura corretta in centrale non dimostra automaticamente che le stesse condizioni vengano mantenute nell’ultima camera di un hotel o nella doccia più distante di un reparto.

Tubazioni e locali poco utilizzati

Camere chiuse per settimane, ali dell’edificio utilizzate soltanto in determinati periodi, docce di servizio, spogliatoi secondari e tubazioni rimaste dopo una ristrutturazione possono determinare lunghi periodi di ristagno. Particolare attenzione deve essere riservata ai rami morti e alle linee scarsamente utilizzate, che devono essere identificati nella mappa della rete e inseriti nel programma di controllo prima che si manifesti un problema.

Flussaggio della doccia in una camera d’hotel poco utilizzata

Docce, miscelatori e terminali

Soffioni, rompigetto, flessibili, filtri e miscelatori rappresentano l’ultimo tratto della rete prima dell’utilizzatore. Depositi e incrostazioni possono creare condizioni favorevoli al biofilm e modificare la portata dell’acqua; inoltre, alcuni di questi dispositivi producono aerosol e assumono una rilevanza particolare nella valutazione del rischio.

In strutture sanitarie e RSA occorre considerare anche chi utilizza quel terminale. Lo stesso punto d’acqua può infatti avere un livello di priorità differente se viene utilizzato da persone particolarmente vulnerabili.

Prevenire la Legionella significa prima di tutto conoscere l’impianto

Uno degli errori più frequenti consiste nel partire dalla domanda “Quale prodotto devo installare per eliminare la Legionella?”. La domanda corretta è invece: “Dove può proliferare la Legionella nel mio impianto e quali condizioni la stanno favorendo?”.

Prima di scegliere un trattamento è quindi necessario ricostruire la rete e individuare le criticità. Una corretta valutazione dovrebbe consentire almeno di conoscere:

  • produzione e sistemi di accumulo;
  • percorso dell’acqua calda e del ricircolo;
  • terminali più lontani;
  • zone con consumi ridotti;
  • rami inutilizzati o scarsamente utilizzati;
  • punti che producono aerosol;
  • temperature realmente raggiunte nelle diverse zone;
  • eventuali precedenti positività o interventi di bonifica.

L’obiettivo è ottenere una mappa del rischio dell’impianto, distinguendo i punti che presentano una semplice anomalia da quelli che richiedono un intervento prioritario.

Mappatura dell’impianto idrico per valutare il rischio Legionella

Temperature, ristagni e biofilm: le condizioni da tenere sotto controllo

Il controllo efficace richiede di osservare insieme tre fattori strettamente collegati: temperatura dell’acqua, tempi di ristagno e presenza di biofilm o depositi. Valutarli separatamente può nascondere criticità che emergono soltanto lungo specifici tratti della rete.

Temperatura

Le temperature dell’acqua rappresentano uno dei principali elementi da monitorare. Come riferimento generale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità indica il mantenimento dell’acqua calda a temperature superiori a 50 °C nei punti serviti, con almeno 60 °C in uscita dal sistema di produzione, mentre l’acqua fredda dovrebbe essere mantenuta idealmente al di sotto dei 20 °C. Questi valori devono comunque essere applicati tenendo conto della configurazione dell’impianto, delle indicazioni normative, delle caratteristiche della struttura e del rischio di ustione per gli utilizzatori.

Tecnico che controlla la temperatura del ricircolo dell’acqua calda

Ristagno

Un tratto di rete poco utilizzato permette all’acqua di rimanere ferma per periodi prolungati. Il problema può interessare una camera d’albergo, una doccia poco utilizzata, un reparto temporaneamente chiuso o una parte dell’edificio rimasta inutilizzata dopo una modifica degli spazi. Per questo occupazione e utilizzo reale degli ambienti devono essere considerati parte integrante della gestione dell’impianto.

Biofilm e depositi

Il biofilm che si forma sulle superfici interne delle tubazioni può offrire ai microrganismi un ambiente favorevole e rendere più complessa l’azione dei trattamenti. Per questo una bonifica straordinaria non garantisce necessariamente che il problema non ritorni: se rimangono le condizioni che hanno favorito la colonizzazione, la rete può essere nuovamente interessata nel tempo.

Dal controllo dell’impianto al trattamento anti-Legionella

Dopo aver individuato le criticità è possibile stabilire quali interventi siano realmente necessari, ricordando che non tutte le situazioni richiedono la stessa risposta.

CriticitàIntervento prioritario
Ramo morto o linea non utilizzataRimozione o riconfigurazione del tratto
Temperatura insufficiente nei punti lontaniVerifica e bilanciamento del ricircolo
Accumulo con sedimentiIspezione, pulizia e revisione della gestione
Terminale poco utilizzatoProgramma di utilizzo o flussaggio
Biofilm e positività ricorrentiCorrezione delle cause e valutazione di un trattamento continuativo
Area con utenti particolarmente vulnerabiliMisure di protezione specifiche e controllo più rigoroso

Il principio è semplice: un sistema di disinfezione non può correggere da solo un problema strutturale della rete. Dosare più prodotto in un ramo morto non elimina il ramo morto; allo stesso modo, una lampada UV installata in centrale non interviene sul biofilm eventualmente presente molti metri più avanti.

Quando può servire un trattamento continuo

In reti estese o particolarmente complesse può essere necessario affiancare alle misure impiantistiche un sistema di dosaggio e controllo continuo. Questa soluzione può essere valutata, ad esempio, quando:

  • il solo controllo termico non garantisce condizioni sufficientemente uniformi;
  • l’utilizzo della struttura varia molto nel tempo;
  • sono presenti positività diffuse o ricorrenti;
  • è necessario mantenere un residuo disinfettante lungo la rete.

La stazione di dosaggio non dovrebbe essere considerata semplicemente una pompa che immette un prodotto nell’acqua. Un sistema correttamente configurato deve prevedere punti di iniezione e controllo coerenti con la rete, regolazione del dosaggio, monitoraggio dei parametri, allarmi e verifica dell’efficacia anche nelle zone più lontane.

Tra i processi utilizzati professionalmente, in funzione delle caratteristiche dell’impianto, possono rientrare cloro, biossido di cloro, monoclorammina o perossido di idrogeno con ioni d’argento. La scelta deve considerare non soltanto l’efficacia microbiologica, ma anche caratteristiche dell’acqua, materiali della rete, corrosione, pH, temperatura, tempi di contatto e possibili sottoprodotti.

Aquatecnica realizza sistemi di dosaggio e controllo anti-Legionella per circuiti di acqua calda a ricircolo, configurati sulla base delle caratteristiche dell’impianto e dei parametri da mantenere.

Tecnico che calibra un sistema di dosaggio anti-Legionella

La lampada UV elimina la Legionella?

La tecnologia UV può essere molto efficace nell’inattivazione dei microrganismi che attraversano il reattore e presenta il vantaggio di non aggiungere sostanze chimiche all’acqua. Il limite, quando si parla di una rete già colonizzata, è altrettanto importante: la radiazione UV agisce soltanto sull’acqua che attraversa il dispositivo.

Non lascia un residuo disinfettante nella rete, non interviene direttamente sul biofilm presente nelle tubazioni a valle e non corregge ristagni o difetti di ricircolo. Può quindi rappresentare una barriera microbiologica localizzata, ma non dovrebbe essere considerata automaticamente una soluzione per la bonifica dell’intero impianto.

Perché una sanificazione straordinaria può non essere sufficiente

Una disinfezione termica o chimica straordinaria può rendersi necessaria in presenza di determinate non conformità, ma non deve essere confusa con una strategia di prevenzione a lungo termine. Se dopo l’intervento rimangono ristagni, biofilm, rami morti, depositi, temperature inadeguate o problemi di ricircolo, le condizioni che hanno favorito la proliferazione non sono state eliminate.

Questo spiega perché alcune reti possano presentare nuove positività anche dopo ripetute sanificazioni. L’intervento straordinario deve quindi essere seguito da una verifica dell’efficacia e da una nuova valutazione delle cause, evitando di trasformare la bonifica periodica nell’unico metodo di gestione del problema.

Come verificare che il sistema anti-Legionella funzioni realmente

Installare un impianto non significa automaticamente aver risolto il problema: la fase di controllo deve dimostrare che le misure adottate funzionino anche nei punti più difficili della rete. In funzione del sistema adottato, devono essere verificati:

  • temperature nei punti significativi;
  • concentrazione del prodotto utilizzato;
  • funzionamento di pompe, sonde e contatori;
  • eventuali allarmi;
  • parametri dell’acqua;
  • punti distali e diramazioni sfavorite;
  • risultati dei campionamenti;
  • andamento delle non conformità nel tempo.

Anche il campionamento deve essere interpretato correttamente: un risultato negativo rappresenta il punto e il momento in cui il campione è stato prelevato, ma non dimostra automaticamente che tutta la rete sia priva di criticità. Analisi microbiologiche, misure impiantistiche e conoscenza della rete devono essere lette insieme.

Campionamento dell’acqua per la verifica della Legionella

Un piano diverso per hotel, ospedali, RSA e centri sportivi

Le condizioni che favoriscono la Legionella possono essere simili, ma il livello di rischio e le modalità di gestione cambiano in funzione della struttura.

Hotel, residence e campeggi

Uno dei principali problemi è l’utilizzo irregolare degli ambienti: camere vuote, chiusure stagionali e intere zone dell’edificio non occupate possono determinare periodi prolungati di ristagno. Il programma di controllo deve quindi tenere conto anche dell’occupazione reale della struttura e delle procedure di riapertura.

Ospedali e RSA

Nelle strutture sanitarie assume particolare importanza la vulnerabilità degli utenti. Reparti frequentati da pazienti anziani, immunodepressi o particolarmente fragili richiedono livelli di attenzione più elevati e una stretta collaborazione tra gestione tecnica, direzione sanitaria e personale responsabile della prevenzione.

Palestre e centri sportivi

Le batterie di docce costituiscono punti particolarmente importanti perché producono aerosol e possono presentare utilizzi molto differenti nell’arco della giornata o della settimana. Chiusure stagionali e spogliatoi secondari devono quindi essere inclusi nel programma di gestione.

Docce di un centro sportivo soggette a controllo Legionella

Scuole e grandi edifici

Vacanze, periodi di chiusura e riduzioni prolungate dell’occupazione possono determinare ristagni in ampie porzioni della rete. Anche in questo caso la riapertura dovrebbe seguire una procedura definita e non essere affidata esclusivamente a un flussaggio occasionale.

Documentare il controllo della Legionella

Una gestione efficace deve poter essere ricostruita nel tempo. La documentazione dovrebbe comprendere almeno lo schema aggiornato dell’impianto, la valutazione del rischio, i risultati delle analisi, le temperature, le manutenzioni, le operazioni di flussaggio, i parametri del trattamento, le non conformità e gli interventi correttivi.

È inoltre importante definire chiaramente chi deve misurare e registrare i parametri, ricevere eventuali allarmi, autorizzare gli interventi e verificare il ritorno alle condizioni previste. La documentazione non è soltanto un adempimento amministrativo: permette di individuare variazioni progressive dell’impianto e capire se le azioni adottate stanno realmente mantenendo il rischio sotto controllo.

Legionella e normativa: quali sono i riferimenti

In Italia uno dei principali riferimenti tecnici rimane il documento del Ministero della Salute “Linee guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi”, approvato in Conferenza Stato-Regioni il 7 maggio 2015. Il D.Lgs. 18/2023, modificato e integrato dal D.Lgs. 102/2025, ha inoltre rafforzato l’approccio basato sulla valutazione del rischio nei sistemi di distribuzione interni degli edifici.

Per gli edifici e locali prioritari è prevista la prima valutazione e gestione del rischio entro il 12 gennaio 2029, con successivi riesami periodici e aggiornamenti quando necessari. Il valore parametrico previsto per la Legionella nei sistemi di distribuzione interni è inferiore a 1.000 UFC/L, ma non deve essere interpretato come una separazione assoluta tra presenza e assenza di rischio: in determinate condizioni possono essere necessarie azioni anche al di sotto della soglia, ad esempio in presenza di infezioni o focolai. Tra i riferimenti utili rientra anche il Rapporto ISTISAN 22/32, dedicato alla sicurezza dell’acqua nei sistemi di distribuzione interni.

Prevenire la Legionella significa controllare l’intera rete

La Legionella non si gestisce scegliendo semplicemente un prodotto capace di disinfettare l’acqua. Un piano efficace parte dalla conoscenza dell’impianto, individua ristagni, temperature critiche e punti sfavoriti, corregge le anomalie strutturali e solo successivamente stabilisce se sia necessario integrare un trattamento continuo o straordinario.

Il sistema scelto deve poi essere verificato nel tempo. Una corretta strategia anti-Legionella dovrebbe lasciare alla struttura risultati concreti: una rete conosciuta, criticità identificate, parametri da controllare, responsabilità definite e procedure da applicare quando qualcosa si discosta dalle condizioni previste.

Aquatecnica affianca strutture pubbliche e private nella valutazione dell’impianto e nella progettazione di sistemi di dosaggio e controllo anti-Legionella configurati in funzione della rete e delle esigenze operative.

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Domande frequenti sulla Legionella

Le risposte seguenti chiariscono i dubbi più frequenti sulla gestione del rischio, sull’interpretazione delle analisi e sulla scelta dei trattamenti. Servono come sintesi operativa, ma non sostituiscono la valutazione specifica dell’impianto.

  1. Perché la Legionella può tornare dopo una sanificazione?

    Perché la sanificazione interviene sulla contaminazione presente in quel momento, ma non necessariamente elimina le condizioni che l’hanno favorita. Biofilm, ristagni, temperature favorevoli e rami poco utilizzati possono contribuire alla ricolonizzazione della rete.

  2. Se l’acqua arriva potabile all’edificio può comunque svilupparsi la Legionella?

    Sì. Le condizioni dell’acqua possono cambiare durante l’accumulo e la distribuzione all’interno dell’edificio. Per questo la valutazione deve considerare l’intera rete interna fino ai terminali.

  3. Un’analisi negativa esclude la presenza di problemi?

    Non necessariamente. Il risultato riguarda il punto e il momento in cui è stato effettuato il campionamento. Deve essere valutato insieme a temperature, configurazione della rete, funzionamento del ricircolo e storico dell’impianto.

  4. La lampada UV può eliminare la Legionella da tutta la rete?

    No. L’UV agisce sull’acqua che attraversa il reattore ma non lascia un residuo disinfettante nelle tubazioni e non interviene direttamente sul biofilm presente a valle. Può quindi essere utilizzato come barriera localizzata all’interno di una strategia più ampia.

  5. Quando può essere necessario un sistema di dosaggio continuo?

    Può essere valutato in reti estese o complesse, quando è necessario mantenere un’azione disinfettante lungo il circuito o quando le criticità persistono nonostante gli interventi impiantistici. La configurazione deve essere definita sulla base delle caratteristiche della rete e dei parametri da controllare.